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Efficacia degli inibitori del checkpoint immunitario nei pazienti più giovani e in quelli più anziani


Gli inibitori del checkpoint immunitario esercitano l'effetto antitumorale mediante attivazione del sistema immunitario.
Poco si sa se un declino della funzione immunitaria legato all'età sia in grado di influenzare negativamente la risposta antitumorale e in tal modo diminuire l'efficacia degli inibitori del checkpoint immunitario nei soggetti anziani.

E' stata effettuata una meta-analisi per confrontare l'efficacia degli inibitori del checkpoint immunitario tra i pazienti più giovani e più anziani.

Sono stati ricercati studi presenti su PubMed e nella bancadati dell'ASCO ( American Society of Clinical Oncology ) fino a settembre 2015.

Sono stati inclusi studi randomizzati e controllati ( RCT ) di inibitori del checkpoint immunitario ( Ipilimumab [ Yervoy ], Tremelimumab, Nivolumab [ Opdivo ] e Pembrolizumab [ Keytruda ] ) che hanno riportato il confronto tra sottogruppi riguardo alla sopravvivenza globale ( OS ) e/o alla sopravvivenza libera da progressione ( PFS ).

Sono stati inclusi complessivamente 5265 pazienti di nove studi RCT riguardanti gli inibitori del checkpoint immunitario.

Quando i pazienti sono stati dicotomizzati in gruppi di pazienti più giovani e di pazienti più anziani con un intervallo di età tra i 65 e i 70 anni, gli inibitori del checkpoint immunitario hanno migliorato la sopravvivenza complessiva sia nel gruppo pazienti più giovani ( hazard ratio, HR=0.75; IC 95%, 0.68-0.82 ) sia nel gruppo pazienti più anziani ( HR=0,73; IC 95%, 0.62-0.87 ).

Un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione è stato osservato nei pazienti più giovani ( HR=0.58, IC 95%, 0.40-0.84 ) e in quelli più anziani ( HR=0.77; IC 95%, 0.58-1.01 ).

Le analisi dei sottogruppi riguardanti gli inibitori del checkpoint immunitario e il tipo di tumore hanno mostrato un vantaggio di sopravvivenza sia nel gruppo più giovane che nel gruppo più anziano, ad eccezione del sottogruppo dei pazienti più anziani trattati in 4 studi con anticorpi monoclonali anti-PD-1 ( HR=0.86, IC 95%, 0.41-1.83 ).

In conclusione, il beneficio riguardo alla sopravvivenza globale con gli inibitori del checkpoint controllo immunitario è risultato significativo sia nei pazienti più giovani che nei pazienti più anziani con un'età di 65-70 anni. ( Xagena )

Nishijima TF ed al, Cancer Treat Rev 2016; 45: 30-37

Xagena-OncoGeriatria_2016



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